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Si può dire che fino all'avvento del fenomeno turistico, intorno alla metà degli anni ' 60, l'economia di Villasimius fu pressochè di sola sussistenza.
Come da tradizione era proseguita la vendita del carbone, l'attività nei campi e l'allevamento.
Su questa forma di "economia chiusa" influì la mancanza costante di contatti col mondo esterno. La prima strada in terra battuta venne costruita, lungo il tracciato di una vecchia mulattiera, soltanto intorno al 1923 e collegava Villasimius con Quartu e con Cagliari.
Via mare garantivano i collegamenti alcuni piroscafi dai nomi esotici: Teben, Città di Tripoli, Menfi. E fu proprio Menfi che nel 1928 si fracassò contro le secche di Berna, il faro internazionale dell'Isola dei Cavoli, mentre si dirigeva all'Esposizione di Tripoli. L'imbarcazione affondando, riversò in mare ogni sorta di prodotti alimentari oltre a fucili e, secondo quanto ancora si racconta, agli oggetti più strani.
Nonostante la vicinanza ad un mare pescosissimo, gli abitanti di Villasimius non praticando mai la pesca se non occasionalmente.
Ci pensarono i cagliaritani ed i ponzesi a fare incetta di ogni prelibatezza rivenduta nei mercati sardi e nella penisola. Venivano però acquistati in loco i giunchi, lavorati dalle donne del paese, con cui si costruivano le grandi nasse per le aragoste.
Oltre all'attività di sfruttamento del carbone e quella, da non dimenticare, legata al granito, per la quale agli scalpellini sardi furono riconosciute grandi capacità, Villasimius divenne famosa, intorno agli anni Trenta-Cinquanta, per la coltivazione ed il commercio delle mardorle.
Pare che il frutto fosse stato importato nella zona nel secolo scorso da un piccolo nucleo di monaci stabilitisi su un colle vicino. Poi l'inizio della grande stagione turistica. Molti vendettero i propri terreni ad acquirenti giunti da ogni parte del mondo, attratti da facili guadagni. Da allora la costa è andata velocemente trasformandosi per essere in grado di assorbire l'enorme flusso di arrivi.
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